Lotta alle fake news: dal documento dell’UE al lavoro delle intelligence internazionali - Cybersecurity360

Torno a parlare di fake news per Cybersecurity360: all’inizio della fase 3 dell’emergenza coronavirus è opportuno fare il punto su quanto la disinformazione abbia giocato un ruolo distruttivo nel bel mezzo della pandemia. Ecco gli scenari attuali e i motivi per cui è fondamentale una collaborazione internazionale tra le intelligence nella lotta alle fake news.

Lotta alle fake news

 

Ora che è iniziata la fase 3 dell’emergenza coronavirus (in vigore dallo scorso 15 luglio con la pubblicazione del DPCM contenente le disposizioni per il periodo fino al prossimo 14 luglio), possiamo portare a casa un’importante lezione che deriva in maniera diretta da tutti gli alert arrivati nel bel mezzo della pandemia: le fake news.

Lotta alle fake news: i pericoli della disinformazione

La disinformazione ha giocato un ruolo di notevole importanza distruttiva, mescolando bugie a verità. Questo aspetto ormai desta attenzione sia alle intelligence internazionali sia all’Unione Europea che, attraverso L’Alto Rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell, si è espressa in maniera precisa.

Dice Borrell: “La disinformazione ai tempi del coronavirus può uccidere. Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli della diffusione di informazioni false e denunciando i responsabili di tali pratiche. Nel mondo odierno, basato sulla tecnologia, nel quale i guerrieri si servono di tastiere anziché di spade e le operazioni di influenza e le campagne di disinformazione mirate sono un’arma riconosciuta di soggetti statali e non statali, l’Unione Europea sta intensificando le proprie attività e migliorando le proprie capacità per combattere questa battaglia”.

A lui fa da completamento Vera Jourová, Vicepresidente per i Valori e la Trasparenza: “Ondate di disinformazione hanno colpito l’Europa durante la pandemia di coronavirus, provenienti tanto dall’interno quanto dall’esterno dell’UE. Per lottare contro la disinformazione dobbiamo mobilizzare tutti i soggetti interessati, dalle piattaforme digitali alle autorità pubbliche, e sostenere i verificatori di fatti e i media indipendenti. Pur avendo intrapreso iniziative positive durante la pandemia, le piattaforme digitali devono intensificare i loro sforzi. Le nostre azioni hanno radici profonde nei diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di informazione”.

Le parole di Borrell e di Jourovà sono riportate nel documento pubblicato il 10 giugno scorso a Bruxelles dal titolo “Joint Communication To The European Parliament, The European Council, The Council, The European Economic And Social Committee And The Committee Of The Regions”, unico nel suo genere e in cui si pone attenzione primaria alla lotta contro contenuti illegali, costruiti ad hoc e dannosi.

Lotta alle fake news: gli scenari di intervento

Nelle informazioni circolanti, che diventano cattive informazioni, si devono aprire almeno 6 scenari:

  1. comprensione,
  2. comunicazione,
  3. cooperazione,
  4. trasparenza,
  5. assicurazione della libertà di espressione e del pluralismo,
  6. sviluppo degli strumenti critici dei cittadini.

Tutto sembra scivolare in 3 bisettrici fondamentali: comprendere, comunicare e cooperare.

Comprendere il fenomeno vuol dire far capire e combattere la labilità dei confini tra le varie forme di contenuti falsi o ingannevoli.

Comunicare è far capire al cittadino che molte informazioni sono false e costruite solo su basi di discredito e non su informazioni reali.

Cooperare, ovvero rafforzare la comunicazione strategica, potenziando la diplomazia pubblica nei paesi terzi, compresi i paesi del vicinato dell’UE, fornendo strumenti ai cittadini, sensibilizzandoli e mettendo in piedi un vero e proprio programma di alfabetizzazione.

I paesi terzi all’origine della disinformazione

Questi aspetti, che minano il pluralismo democratico, hanno dietro nazioni come Russia e Cina e danno adito e raccolgono quello che La Repubblica scrive brillantemente nell’articolo del 9 giugno, anticipando il documento UE. In tale documento, così come su La Repubblica, si parla esplicitamente di alcuni paesi terzi, in particolare Russia e Cina, che si “sono impegnati in campagne di disinformazione sulla Covid-19 in Europa e a livello mondiale nel tentativo di minare il dibattito democratico, esacerbare la polarizzazione all’interno delle società e migliorare la propria immagine” [Cfr. pag.3 del documento UE].

Come detto e anticipato su Agenda Digitale da Alberto Pelliccione, sia Cina che Russia hanno dei motivi ben precisi, che sono da una parte allontanare la responsabilità della pandemia, dall’altra di posizionarsi nell’UE in maniera differente e più centrale, e a questi se ne aggiungono altri due, uno legato a destabilizzare l’importanza che si sta dando alle elezioni USA, soprattutto da parte dell’Italia, e l’altro quello di posizionarsi nei piani ramificati geopolitici di Turchia e USA verso Libia e Siria.

Un appello già partito dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, che preme proprio sul tasto già da mesi. Il Segretario insiste sul fatto che con la loro disinformazione sulla Covid-19 “Cina e Russia sono impegnate in atti destabilizzanti contro le democrazie occidentali per guadagnare influenza politica sui partner di Nato ed Unione Europea”

Questi aspetti allontanano come primo elemento dalla disputa sulle fake per il 5G, ma fa da cornice anche il Mediterraneo centrale che vede Russia e Turchia (già citati nella Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza) preparare il terreno alla Cina, che ha bisogno della sponda libica per energia e posizionamento di potere.

In più, la Russia attraverso il Sud del Sudan sta cercando di mediare le forze governanti e oppositrici, diventando un link e un crocevia anche per i Siriani che come ben sappiamo dagli Anni 60 sono in accordo con la Russia per utilizzare il porto di Tarus come accesso sul Mediterraneo. Insomma, si sta giocando un ruolo di leadership che sembra essere più un gioco di spie e controspionaggio che di tecnologia.

A ciò possiamo aggiungere le ultime parole di Robert Gorelick, già Capocentro della Central Intelligence Agency (CIA) in Italia e docente al Master di Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri: “Il Covid-19 richiede una collaborazione internazionale tra le intelligence”.

Un connubio di esperti che, partendo dalla cattiva informazione, sappiano come e dove intervenire nella lotta alle fake news, per dare spazio al buon senso e alla demolizione della volontà di conquista e sopruso sui territori.

 

Fonte: Cybersecurity360

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.